mercoledì 8 febbraio 2012

Escort e prostitute - un contributo

Un amico ieri ha postato su FB questo articolo di Walter Siti che vi prego di leggere prima di procedere oltre. Questa è una modesta replica.

E' un ottimo articolo, scritto molto bene, che ha l'indubbio merito di avermi fatto riflettere per un'intera giornata. Non succede spesso quando leggo cose che condivido poco o che comunque sento poco mie. Insomma l'argomento escort per me è un po' come quella serie TV, "lifestyles of the rich and the famous", che appunto non ho mai cercato di vedere perché l'argomento non mi interessava.

Ma quando una cosa è scritta bene ti fa riflettere anche quando non ti interessa, perciò grazie a Siti e grazie all'amico che ha condiviso l'articolo.

***



- "Ciò che io sono non è definito da cosa faccio, ma da CHI sono. Io ora prendo questo telefono, compongo 15 numeri e sai chi risponde?"

- "Il Presidente..."

- "Meglio: sua moglie!"

- "Sono impressionato!"

- "Non ti voglio impressionare, voglio farti capire: io fotto con altri uomini, ma io sono Roy Cohn. E diversamente da altri uomini che fottono uomini io porto il mio ragazzo alla Casa Bianca e il Presidente Reagan gli stinge la mano e gli sorride. Questa non è ipocrisia. Questa è la realtà. Perciò Roy Cohn non è un omosessuale, Roy Cohn è un eterosessuale che si fa gli uomini. E qual è la mia diagnosi, Henry?"

- "AIDS".

- "No Henry. Gli omosessuali hanno l'AIDS. Io ho il cancro al fegato".

Dopo aver letto l'articolo di Walter Siti me ne sono andato a dormire. Al risveglio inizia a girarmi per la testa questo dialogo della miniserie "Angels in America" tra Pacino (Roy Cohn) e James Cromwell (il medico che gli ha appena diagnosticato l'AIDS) che a suo tempo mi aveva molto colpito (link alla splendida sequenza, in inglese). Il perché mi era venuto in mente non mi è stato subito chiaro, ma lo è diventato sempre di più lungo la giornata e a fine articolo sarà chiaro anche a chi legge queste righe.

Purtroppo l'articolo di Siti comincia parlando delle scimmie cappuccine. Ora, normalmente, se un articolo cerca di spiegare comportamenti sociali dell'uomo partendo da comportamenti animali, appena me ne accorgo smetto di leggere. E' un riflesso condizionato causato da decenni di esperienza, ma qui sono andato avanti facendomi forza.

Vorrei approfondire l'articolo di Siti partendo da contributi tratti dal suo testo, come si faceva ai tempi d'oro su Usenet.

[nel rapporto con un'escort] il valore d’uso della merce (l’atto sessuale) è largamente superato dal suo valore di scambio, come icona del lusso e status symbol. E dunque si paga il lavoro che è stato necessario per produrre la merce, compreso il trasporto (...). Con la pan-sessualizzazione degli ultimi trent’anni, anche il sesso è diventato un mediatore universale esattamente come il denaro (...) Molti imprenditori, lo sappiamo, pagano i politici direttamente in russe, o lituane; più che una merce, il corpo diventa moneta – e se diventa esso stesso, come il denaro, l’equivalente generale di molti specifici beni, allora non deve avere caratteristiche troppo individuanti; di qui l’omologazione estetica (...) La prostituzione, in questo caso, somiglia a un commercio di valuta.

Dato che qui vengono usate categorie economiche (merce, denaro, lavoro) alcune delle quali usando la stessa terminologia usata da Marx nei Grundrisse e nel Capitale (valore d'uso, valore di scambio) cercherò di rispondere nel merito.

Vero, il valore di scambio della merce "escort" è notevolmente superiore al valore d'uso della merce "atto sessuale". L'errore è che le due merci non sono confrontabili nella quantità di lavoro necessaria per produrle, non in questo modo almeno. Non sono merci succedanee tra di loro sostituibili: chi fa determinate cose con un'escort pagando mille euro non si sognerebbe mai di fare le stesse cose con cento disgraziate fatte di crack pagando 10 euro ciascuna. Sono merci diverse che hanno produttori diversi e clienti diversi: la domanda e l'offerta si incontrano in mercati separati.

Inoltre a rigore non è vero che la merce-escort sia una moneta. Concedo che sia una merce che viene barattata con facilità nel suo mercato, e che in quel mercato potrebbe fungere da mediatore, ma non è denaro: il denaro è un mediatore universale perché è la merce che misura il valore di scambio di tutte le altre merci in tutti i mercati, per quanto tra di loro separati.

Un imprenditore non potrebbe mai pagare un mese del mio lavoro con una escort ucraina affittata per una notte, perché quanto meno non saprei come tirare avanti il resto del mese e quindi non saprei cosa farmene. Nel mio mercato la merce escort non è moneta, e sono un italiano medio che appartiene a un mercato che copre il 70-80% della popolazione di questo paese.

Non si tratta di puntiglio. Queste divergenze nell'interpretazione terminologica discendono dall'architettura stessa del contributo di Siti, come vedremo più avanti.

Molti hanno insistito che le cosiddette escort non sono altro che prostitute (o troie, o mignotte); le parole hanno un peso, in genere quando una parola nuova si afferma è segno che è accaduto qualcosa di nuovo nella realtà. Come i pendolari stipati sui treni locali sembrano ormai incomparabili per natura ai manager che interrogano i loro I-Pad sul Frecciarossa, così le prostitute di strada e i loro clienti hanno l’aria di appartenere a una diversa umanità rispetto al variegato e sfumatissimo panorama delle (e degli) escort, o delle offerte ‘love’ e ‘contact’ che pullulano in Rete. A mondi separati, parole separate. Le riflessioni che seguono si riferiranno soltanto al mondo ricco o comunque benestante, perché la miseria e il bisogno (oltre a pretendere pietà e rispetto) introducono troppo rumore di fondo nella già complicata faccenda del corpo e del desiderio.

"A mondi separati parole separate", come dice anche Roy Cohn in modo molto più diretto.

E' peraltro verissimo: la prostituta è una lavoratrice salariata che è mandata a battere per la strada a calci nei denti. I suoi strumenti di produzione (il suo corpo) le è stato requisito da un pappone che le sequestra  passaporto e incasso e le paga un salario.

Per inciso il grado di alienazione (anche qui inteso nel senso marxiano di privazione del frutto del proprio lavoro) per una prostituta è molto più elevato e penoso che per un operaio, in quanto proviene dalla perdita del possesso di un qualcosa che le sta appiccicato addosso perennemente: il suo corpo. Il corpo di una prostituta è uno strumento di produzione che non appartiene più a lei ma al pappa. Non può fare come l'operaio che va a casa e dimentica il tornio, perché il tornio la segue a casa con tutti gli odori, le sensazioni, i dolori che si porta addosso dopo una giornata di lavoro.

La escort invece è padrona dei propri mezzi di produzione. Nessun pappone le ha requisito il corpo. Ha degli intermediari ma il rapporto con loro ricorda più una relazione tra un artista e il suo agente che non quello tra un salariato e un padrone.

Non soffre alienazione perché riceve il giusto valore di scambio per il frutto della propria attività, che quindi riconosce come totalmente propria (e vi si riconosce lei personalmente, come accade a un artigiano che non entra in conflittualità con se stesso e col proprio prodotto). Questo perché la escort riesce ad incamerare per sé tutto quel plusvalore che la prostituta invece è costretta a lasciare al pappone e al cliente.

E' questa la ragione per cui escort e prostituta sono cose diverse. Non si può ritenerlo implicito. Non si può abbozzare gli elementi e sovolare sulle conclusioni perché "introducono troppo rumore di fondo". E' ambiguo. E' Sospetto. Insomma gatta ci cova. (*)

La libertà a cui le ragazze alludono citando il famoso slogan femminista è quella del libero mercato: libertà di movimento e di azione all’interno di regole rigidamente, impersonalmente fissate e ormai indiscutibili. Le escort gestiscono il loro capitale con la stessa flessibilità con cui la finanza gestisce gli azzardi e le insicurezze, e non si percepiscono come prostitute esattamente come i maghi della finanza non si percepiscono come truffatori pur evitando i controlli e mettendo in circolazione prodotti dal contenuto non limpido

Ottimo. Oh, non si percepiscono tali, ma poi capita che qualcuno dia del ladro al truffatore.

Ma il punto è un altro: perché un'escort non vuole essere chiamata prostituta? Ok è un insulto moralista ma lo è anche per la prostituta tout-court, oppure no?

Si sta dicendo forse che la escort non è prostituta allo stesso modo in cui un dottore commercialista non ama essere chiamato ragioniere, perché è in possesso di maggiori qualifiche? Oppure come quei "don Fefé" conosciuti in irpinia che amavano far crescere l'unghia del mignolo per dimostrare fieramente a tutti che non facevano mai lavori manuali?

Vedete, un giorno un interlocutore rumeno su usenet si sforzò per lunghi post a dimostrare che rumeno non significa Rom. Con me sfondava una porta aperta, sono una persona abbastanza istruita. Poi però qualcuno gli chiese la ragione per cui era così importante per lui non essere identificato come rom, e successe ciò che mi aspettavo: non voleva essere considerato un rom perché li disprezzava esattamente come coloro che disprezzavano lui credendolo rom solo perché nato a Bucarest.

Ora, sì, la escort non ama farsi chiamare prostituta. Ma non perché non condivida il moralismo di fondo della società. Anzi, è proprio perché la condivide che trova offensivo essere chiamata "troia". Il caso emblematico è stata una ministra del governo passato - ex velina ma tutto sommato non il peggior ministro di quel governo - che disse di provare "pena per quelle ragazze che fanno mercimonoio del proprio corpo".

E' qui che appare in tutta la sua chiarezza la funzione di sovrastruttura rappresentata dal termine "troia": è troia la nigeriana va a battere per 10 euro presa a pugni da un pappone. Quella - cioè la "salariata" - è la paria da disprezzare. Non certo la escort libera professionista. Come Roy Cohn non è omosessuale e non ha l'AIDS.

Ma una persona che condivide in pieno quel moralismo di fondo, quella sovrastruttura, e che chiede solo non venga applicato a lei, può questa persona avere diritto a una simile pretesa? E' su questo punto che l'articolo di Walter Siti rimane ambiguo "per non introdurre troppo rumore di fondo". Ed è il più grosso neo di un ottimo articolo.

Saluti.

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(*) Piccola aggiunta successiva: i mondi dell'escort e della prostituta non possono essere presi in considerazione in modo completamente separato solo perché il mercato delle escort e delle prostitute è differente. L'origine del capitale di un'escort ha la sua importanza.

Si provi a pensare a un'escort che non lo sa ma ha tra i propri clienti un ricco pappone. Il plus-lavoro della prostituta sfruttata e salariata da quel pappone serve anche a mantenere lo stile di vita dell'ignara escort, fatto oggettivo al di là della volontà di entrambe.

Ma ciò vale anche per i proprietari della fabbrica d'auto dalla quale si rifornisce il pappone. I quali magari possono permettersi escort perché a loro volta realizzano plusvalore sul lavoro dei propri salariati in fabbrica. Il rumore di fondo a questo punto diventa così assordante da non poter essere ignorato. A meno di tapparsi le orecchie e fare "aaaa" muovendo la testa.

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1 commento:

  1. Con un certo imbarazzo noto che ad ora la massima parte dei contatti a questa pagina provengono dalla ricerca su google delle parole "escort bucarest"...

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